Il Sole 24 Ore
L’Analisi|capitale umano
Gli algoritmi che pensioneranno il curriculum –di Max Bergami 3 settembre 2017

Gli algoritmi stanno rapidamente entrando nella selezione del personale, analizzando tratti di personalità, atteggiamenti, comportamenti e formulando previsioni sulle probabilità di successo in una specifica impresa o in una determinata posizione organizzativa. Profili social, curriculum on line, videointerviste e altri dati vengono sempre più utilizzati da imprese e da società che offrono servizi di selezione per delineare i profili dei candidati e selezionare quelli ritenuti più adeguati. Non è un film ispirato al romanzo di George Orwell, ma una nuova tendenza che sta passando da una fase di sperimentazione ad applicazioni, per ora in alcune imprese di grandi dimensioni, per selezionare personale prevalentemente destinato ai livelli iniziali della carriera. Infatti, l’intelligenza sintetica viene per ora utilizzata per scremare grandi quantità di candidature e individuare le persone da coinvolgere in processi basati sull’interazione personale e sul giudizio di selezionatori esperti. Questi software prendono in considerazione il linguaggio, le espressioni del volto, i gesti, il tono della voce e i testi dei candidati, basandosi ovviamente su standard definiti dal giudizio umano; tuttavia i sistemi più evoluti, già sperimentati e diffusi sul mercato, riescono già a valutare non solo le caratteristiche personali, ma anche la compatibilità con la cultura organizzativa e con il ruolo.Le applicazioni più semplici consistono in analisi di dati derivanti da format on line, sistemi per fissare interviste e chatbot che consentono ai candidati di interagire con l’impresa e acquisire informazioni rilevanti nella scelta di sottoporre la propria candidatura…continua

L’articolo solleva interessanti spunti di riflessione considerando che spesso nelle risorse umane parte preponderante della valutazione è affidata a elementi empatici piuttosto che esperienziali, siano essi connessi alle competenze individuali o agli ambienti nei quali le stesse sono maturate.
La “macchina” ci consentirebbe di superare le imparzialità del giudizio, ma dovrebbe essere adeguatamente istruita, il processo decisionale e la scelta infatti restano “umane”.  E’ tuttavia singolare constatare, a tal proposito, come l’intelligenza artificiale sia istruita nel valutare componenti quali la personalità, le attitudini, i valori, in quanto “…le imprese tengono in grande considerazione elementi che il sistema formativo, soprattutto in Italia, fatica a valorizzare”. Da qui l’importanza di non perdere di vista la componente “classica”, lo spirito critico, gli aspetti sociali, la motivazione intrinseca e la formazione esperienziale”.  Spazio all’innovazione e alla sperimentazione dunque, almeno oltre oceano, nelle grandi imprese e nella Silicon Valley. C’è da chiedersi, tuttavia, in che misura l’attuale offerta formativa italiana consenta al singolo di sviluppare uno spirito critico, un’individualità, di razionalizzare le proprie potenzialità in un orientamento efficace e conseguentemente in un’occupazione lavorativa.

 

 

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