Il Sole 24 Ore – Management
«Age management», l’arte di valorizzare gli stili di vita –di Gianni Rusconi 31 gennaio 2018

Le competenze, nel corso del tempo, si perdono. E quindi occorre aggiornarle. I focus group aziendali ad alta disomogeneità sono uno strumento importante per capire meglio lo stato dell’arte della propria popolazione lavorativa. E ancora. Il cambiamento non fa paura a nessuno? Non è vero. Fa paura soprattutto ai manager, a coloro che dovrebbero essere i primi driver del fenomeno. E l’assenza di sintonia fra management e addetti è assolutamente un rischio da evitare. Pensieri in libertà, ma strettamente collegati fra di loro, che Marco Grazioli, presidente di The European House Ambrosetti, ha condiviso con una folta platea di manager per presentare i risultati dello studio «Age at Work, 8 stili di vita al lavoro».
Quali sono gli impatti che le demografie aziendali esercitano sull’organizzazione? Essere consapevoli di come le diverse modalità di approccio al lavoro pesano sulla cultura aziendale, questa la premessa, è fondamentale per rendere più efficace l’effetto di interventi gestionali sulle persone. Gli stili identificati nella ricerca, in tal senso, vedono «turisti delle opportunità», molto preparati (e sempre connessi) ma poco affettivi e lungimiranti, operare accanto ai «sognatori statici», fortemente identificati con il contesto sociale e culturale di appartenenza e tendenzialmente non propensi al cambiamento. Se gli «individualisti disincantati» sono in cerca di una realizzazione professionale e convinti del fatto che lavorare con diligenza sia una garanzia di carriera, per i «ricercatori di approdo» il lavoro è inteso come strumento per accedere ai piaceri della vita.Si va quindi dai «conquistatori allo specchio», realizzati professionalmente e costantemente aggiornati sui trend e sulle innovazioni, agli «integrati preoccupati», figure legate alla tecnicalità dei mestieri e identificati con essa. Gli «eroi guerrieri», infine, hanno un elevato senso del dovere e della responsabilità, mentre i «martiri formali» sanno sopportare elevate frustrazioni della vita quotidiana senza particolari mire verso la realizzazione di sé stessi nel lavoro…continua

 


All’interno di un’organizzazione aziendale oggi è più che mai determinante comprendere come le differenti esigenze dei singoli siano spesso condizionate da elementi generazionali (si pensi anche alla classificazione – citata nell’articolo – in veterans, baby boomers, xers e millenials) e come esse debbano tuttavia essere adeguate al contesto di appartenenza. La possibilità di relazionarsi con continuità con le risorse e di creare percorsi personalizzati rispondenti alle aspettative di ciascuno può incidere positivamente rafforzando il senso di appartenenza e di coinvolgimento che oggi è prioritario soprattutto per le generazioni più giovani. Il dialogo e il confronto inoltre contribuisce ad accrescere in loro la consapevolezza e a comprendere più concretamente quale percorso vogliono intraprendere e in che misura l’azienda può essere di supporto.

 

 

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