Il Sole 24ore – Management

Approcci culturali
Tra diritto e merito: l’eterna paura di mettersi davvero alla prova –di Lorenzo Cavalieri * 27 settembre 2017

Alla fine dello scorso agosto il Tar del Lazio ha accolto il ricorso contro l’introduzione del numero chiuso nelle facoltà di studi umanistici dell’Università Statale di Milano. Una decisione simbolicamente molto significativa: per studiare una determinata materia all’università non è necessario che io abbia delle competenze, attitudini, passioni rilevate da un esame di ammissione. Ne è sorto un dibattito intenso, molto facile da inquadrare dal punto di vista ideologico. Da un lato il merito («se voglio studiare lettere me lo deve meritare») dall’altro lato il diritto («studiare lettere è un diritto che mi appartiene e che nessuno può togliermi»)Nel campo ideologico del merito i concetti di selezione, performance, valutazione; nel campo ideologico del diritto invece il concetto che i risultati non debbano influenzare le opportunità…continua


L’articolo sottolinea la distanza sempre maggiore tra scuola (dove prevale la cultura del diritto) e lavoro (dove l’orientamento attuale è la cultura del merito). La tendenza dominante è quella di valutare le risorse, verificare in che misura sono performanti per un miglioramento delle competenze e un allineamento agli obiettivi che si pone l’impresa per mantenersi sul mercato. Le risorse stesse dovrebbero approcciarsi alla valutazione in termini positivi intravedendo la possibilità non solo di una verifica ma anche di un miglioramento e di una crescita personale. L’impresa oggi è in costante trasformazione, l’evoluzione rende necessaria la consapevolezza individuale, l’acquisizione di una trasversalità, una costante “messa in discussione”. E ritengo che sarebbe assolutamente onesto ed equo stabilire una cultura del merito e un sistema premiante.

 

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