Algoritmi, no grazie! I candidati vogliono un recruiter in carne e ossa
Il Sole 24 Ore Management – di Gianni Rusconi 14 dicembre 2018

Il tema è noto e, almeno fra gli addetti ai lavori, e anche molto dibattuto. Nelle attività di selezione e recruitment quale può essere il valore aggiunto apportato dalla tecnologia, e dall’intelligenza artificiale in particolare? Quanto, in altre parole, un algoritmo matematico può identificare la figura più idonea per rispondere alle esigenze di un’azienda in cerca di talenti e professionisti? La tendenza, condivisa anche da molti Hr manager ed head hunter, è che (in prospettiva) questi strumenti non sostituiranno ma affiancheranno in modo continuativo chi è preposto a valutare e scegliere i candidati
E questi ultimi, come la pensano? Sono consapevoli, e favorevoli, a sostenere un colloquio di lavoro “pilotato” da un computer? Stando a una recente indagine condotta da Monster.it, la divisione italiana della multinazionale del recruiting online Monster Worldwide, una persona su due si dice convinta che non sarà mai un algoritmo a valutare l’idoneità di un candidato…continua

Cosa ne pensiamo noi
La tecnologia può certamente rappresentare un valore aggiunto nella misura in cui interviene di supporto e si affianca ad attività che richiedono necessariamente un intervento “umano”. La valutazione di una figura non si basa esclusivamente sulle competenze richieste per quel determinato ruolo, ma anche in che misura essa può adattarsi e rispondere adeguatamente al contesto di riferimento o al clima presente o all’ambiente umano preesistente. Pertanto non si tratta di semplici considerazioni “sulla carta” o subordinate all’empatia di un colloquio o ad una prima presentazione. Credo che oggi più che mai sia complesso valutare a fondo le persone in quanto sono molteplici le variabili da considerare e che possono anche condizionare la professionalità maturata o i percorsi intrapresi.

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