La Nuvola del Lavoro  – Silvia Pagliuca 27 febbraio 2016

Corriere della Sera – Blog

Smart working: la discussione arriva in Senato e si moltiplicano le aziende che si avvicinano a questo nuovo modello lavorativo. Un’impostazione decisamente diversa rispetto al passato che, secondo le stime, aumenterebbe del 25% la produttività dei lavoratori, ottimizzerebbe i costi aziendali (37miliardi di euro stimati solo per l’Italia) e consentirebbe di risparmiare almeno 47 milioni di ore (a fronte del 10% di Smart Working attivo).
Il tutto, con l’aumento della soddisfazione dei dipendenti che, avendo la possibilità di lavorare per un certo periodo di tempo in un ambiente diverso da quello aziendale, si sentirebbero più liberi e responsabilizzati. Ma, riconosciuti i benefici, il punto è: come si realizza, concretamente, la tanto attesa rivoluzione del lavoro smart?«La difficoltà principale è la resistenza al cambiamento della proprietà, del manager o del dipendente, …continua

Indipendentemente da una legislazione ancora in fase di definizione o dalle necessarie considerazioni per cui nell’immediato un avvicinamento ad un modello smart è probabilmente di più facile adozione per un’azienda di grandi dimensioni (risorse maggiori, esigenze differenti), l’argomento merita senza dubbio qualche annotazione. Sono completamente da ripensare spazi e funzioni lavorativi al di là delle ovvie riflessioni relative a contenimento costi, miglioramento della qualità della vita, responsabilizzazione e controllo dei dipendenti, oltre al più volte citato welfare aziendale che punta in una direzione analoga. Quello che è certo è la necessità di un modello aziendale snello che garantisca l’efficienza ma che si muova anche concretamente su scenari innovativi, i soli che di questi tempi possano effettivamente consentire una continuità imprenditoriale. La tecnologia dovrebbe aiutare un cambiamento in tal senso o almeno farci intravedere possibili soluzioni magari incominciando da ruoli dove il modello è più ragionevolmente applicabile. Ma prima di tutto deve cambiare il nostro approccio mentale, quello più comune e consolidato che ci fa pensare all’assoluta necessità del dipendente sul posto di lavoro e oltre l’orario codificato per garantire un’efficienza.

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