«Offro un posto, tanti rispondono ma nessuno vuole faticare davvero»
Caso e dibattito nati da una lettera al Corriere: sono arrivate 1631 candidature, ma secondo l’imprenditore poche segnalavano una vera volontà di mettersi in gioco
di Ferruccio Pinotti – 12 dicembre Corriere della Sera Cronache


La sua offerta di lavoro, pubblicata sulla rubrica «Lo dico al Corriere» di Aldo Cazzullo, ha suscitato un tale dibattito che stasera ne parlerà pure a «Porta a Porta» con Bruno Vespa. Francesco Casile, titolare della Casile&Casile Fashion Group, una società di distribuzione del settore moda — in pratica uno showroom a Milano con 7 dipendenti che rifornisce boutique italiane, russe e asiatiche —, il 17 ottobre scorso ha segnalato con una lettera al Corriere la volontà di assumere «un ragazzo o una ragazza che voglia intraprendere l’attività di venditore nel settore moda (preferibilmente con esperienza anche breve) con la garanzia di un ottimo guadagno immediato (1.500 euro al mese, per 14 mensilità, ndr) e la possibilità di gratificazioni economiche legate al tempo e all’impegno profusi». Una figura — spiega Casile — a metà tra il sub-agente commerciale, che ha il compito di concludere contratti per conto di un agente (appunto Casile), e un «brand manager» estero che presenti le collezioni ai clienti di Est Europa, Russia, Cina, Giappone.

Le critiche

Le risposte sono piovute come la grandine: l’altro ieri erano già 1.347 e ieri sono volate a quota 1.631. Ne è nato un involontario «sondaggio» sulla realtà del lavoro, riassunto in una lettera di Casile pubblicata ieri dal Corriere: «Mi scrivono, ma nessuno vuole lavorare davvero», in cui Casile segnalava il fatto che molti candidati non allegassero il cv, che alcuni chiedessero se c’era da lavorare il sabato o la domenica. E che i soli 8 profili vicini all’offerta facevano «storie» in merito all’orario del possibile incontro. La pubblicazione di questa seconda lettera ha scatenato un tornado di reazioni…continua

Cosa ne pensiamo noi
Purtroppo anche nel nostro lavoro di ricerca e selezione, ci troviamo spesso di fronte a giovani confusi e molto attenti al loro confort personale. Spesso l’attenzione è rivolta non tanto alle prospettive del lavoro, ma al guadagno immediato, agli orari di lavoro, ai tempi di trasferta e ai benefit.  Ma i problemi non sono solo questi, circola un’idea “strana” del lavoro in genere, soprattutto nei giovani, cui si aggiunge uno scenario di proposte inquietanti, che provengono da portali che le rilanciano periodicamente, da agenzie di somministrazione che non parlano in modo chiaro delle opportunità e purtroppo anche di soluzioni formulate in modo impreciso e lasciate alla libera interpretazione del lettore e ancora imprese più attente a rendere risolvibile il contratto di assunzione in caso di insoddisfazione che a valutare attentamente un inserimento. La domanda che spesso mi pongo: “ Ma vogliamo costruire qualcosa proiettato nel futuro con una squadra coesa e pronta ad affrontare le sfide o semplicemente tirare avanti in attesa di tempi migliori? ” 

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