Lo smart working piace, ma in Italia si lavora ancora in modo tradizionale – di Gianni Rusconi 04 ottobre 2018

Il Sole 24Ore – Management

Nell’articolo citato (leggi tutto) emerge come lo smart working venga adottato da un numero maggiore di imprese e come i dipendenti progressivamente sperimentino nuove soluzioni: “Più di otto lavoratori italiani su dieci apprezzano il lavoro agile e lo ritengono un valido strumento per garantire un buon equilibrio fra attività professionale e vita privata e per migliorare produttività, creatività e soddisfazione. Inoltre quasi un dipendente su due (il 48% per la precisione, un dato che supera di sette punti percentuali la media globale e di nove punti la media europea) ha già sperimentato e sta sperimentando forme di lavoro riconducibili al concetto di smart working mentre due terzi degli addetti, il 65%, operano ancora in azienda esclusivamente nell’orario d’ufficio”.

Altrettanto, tuttavia, come era logico supporre, barriere e resistenze culturali ostacolano il cambiamento in quanto discostarsi dall’abitudine e dalla routine e dagli schemi prefissati, rimane sempre l’aspetto più difficile “… Chi, in particolare, avanza qualche dubbio sulla reale efficacia del modello flessibile sono le donne, che preferiscono lavorare in ufficio più degli uomini (la differenza percentuale è del 10%) e sono meno propense a considerarlo utile all’equilibrio tra lavoro e vita privata…” e ancora “…il 70% dei lavoratori interessati al lavoro agile svolge mansioni che non prevedono questa possibilità e un’identica porzione di addetti continua a privilegiare le riunioni in ufficio rispetto agli strumenti virtuali per discutere con i colleghi”. Dunque resistenza anche ad adottare strumenti tecnologici che potrebbero agevolare il lavoro, l’idea diffusa che la lontananza dal posto di lavoro riduca il senso di appartenenza o non consenta di verificare il lavoro svolto, che la presenza sia un fattore inderogabile.

In realtà dovremmo cominciare a ripensare l’azienda, i ruoli, i contenuti del lavoro svolto in termini di efficienza ed efficacia, poichè i tempi mutano e deve necessariamente cambiare la prospettiva e la percezione delle cose.  A fronte di un progetto di introduzione di smart working occorre lavorare a lungo con le risorse per creare i presupposti necessari affinchè il progetto non fallisca, deve essere condiviso e ciascuno deve essere protagonista, comprendere le motivazioni e le finalità che hanno condotto l’azienda a percorrere questa strada. Si tratta di un valore aggiunto, una possibilità offerta ai dipendenti funzionale a migliorare il clima, non a creare malessere. Contenuti e strumenti devono essere valutati a fondo per scelte consapevoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

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